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IL RAGGIO VERDE

DI ROBERTO CORCHIA

Archivio

Tag: sogno

C’è da essere quel che si è – fonte perduta o cigno addormentato sul lago. E’ morte la normalizzazione. Ma si può essere sogno soltanto sintomaticamente. Non si dà scelta o riuscita per volontà… Scende la sera e le ninfe frequentano l’acqua. Il desiderio non dorme: cigno, acqua, ninfe, ogni cosa vi allude; vi allude e non ci dice cos’è. La domanda è infinita e si alimenta di se stessa. “Non posso che chiederti quel che non so”… Torna la musica assente, si incendia l’aria. Archi in fuga sembrano coprire distanze immense. Un nuovo vento irrompe a disegnare una terra senza ricatto – non ce n’è più bisogno. Quale colpa, se nulla è dato una volta per sempre? Può ancora avvenire qualcosa, afferma ogni Magnificat. E chi ci dice come stanno le cose si sbaglia. Altri sogni sognano altre logiche … che risultano più vere.

(by r.c.)

Mentre ascoltavo e parlavo a mia volta, mi accorgevo che ciò che solitamente sono non c’era. In quel momento ero soltanto una specie di groppo alla gola, una certezza di esserci come pianto (se avessi pianto), ma che non sapeva assolutamente dirsi. Davvero mi sembrava per la prima volta di essere senza sapere. Essere e basta.

Forse è proprio questo ciò che vado cercando da tempo? Forse vivere assomiglia a una cosa del genere … o a quello che ne segue (di cui tale stato è solo l’annuncio che, nella disperazione, nell’esilio, indica la terra promessa della singolarità)?

Vedremo. Certo è che una sospensione si avverte, un’inquietudine leggera che non conosci, qualcosa di strano che viene da te e non ti appartiene… In un punto insaputo è come se si aggrumasse una vita a venire.

(by r.c.)

Sogno e rock

Dic 3
Senza categoria

Il sogno, proprio perché inconscio, riguarda il nostro essere più autentico.
La follia, più che una malattia, è potenzialità, elemento creativo, un modo di esistere.
Il pensiero cosiddetto scientifico deve essere scandagliato storicamente per rivelarne i concetti di ‘normale’ e ‘patologico’ che vi sono sottesi.
Questo afferma Foucault, in piena sintonia con la musica rock che accompagna l’Incontro di Lettura di stasera nella Biblioteca paterna a Otranto.


Giovanni nell’atto di incidere le prime parole del Prologo. E Maria col bambino tra i rovi su una pietra scavata. Angeli, demoni in schiere. “Insane society” recita un mural. L’auto, il campanile. I mercati. Pittura in movimento la vita. Negozi e signore con spesa. Campi e ulivi. Case, case, tante case. E nuvole. Il nostro spostarci e il cambiamento della prospettiva. I maghi del ’500 che tentavano un sogno. La ferrea logica degli aristotelici. Le categorie. Agostino.
Parlando di Tobia e dell’alato Raffaele. Scena. Gli ulivi sfiorati in strade sopraelevate di dicembre. I paesi inconsapevoli. Da lontano paesi di fate. Paesi di gnomi, attraversati. Altri paesi, del sogno. E le lune. Rachele e Lia. I filari che sembrano continuare un discorso interrotto. La tensione che non finisce. La musica della sera che accende i lampioni. Gli altri Padri da leggere. Atanasio, Cirillo, Basilio. La poesia non detta, ma che è presso.

da Racconti dalla Terra d’Otranto

foto: Antonio Corchia