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IL RAGGIO VERDE

DI ROBERTO CORCHIA

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Tag: secondo

Si dice che oggi la figura del padre è in declino e non c’è nulla da fare … D’altra parte sappiamo che non si può crescere senza la funzione di padre. E allora come instaurare tale funzione? A chi fare appello? Forse tocca a ciascuno, genitore o figlio, insegnante o allievo, interrogarsi e stabilire che c’è da qualche parte un nome che funziona; c’è sempre padre. Tocca a ciascuno ammetterlo e inaugurare così il proprio itinerario nella civiltà. Non c’è altro modo per incominciare. A questo invita la lettura dei testi del Secondo Rinascimento (http://www.spirali.com/)

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Si vuol togliere il paradiso e la sua strada, la via dell’innamoramento, della battaglia e delle imprese intelligenti, forti – vigore e gioia del verso riuscito o dell’invenzione e della scoperta. Si dice che non si può vivere in tal modo, bisogna lasciarsi andare, non c’è nessuna meta e nessun obiettivo, non ne vale la pena, per quello che aspetta gli umani. Dimenticare dunque Sant’Agostino e Dante, appiattirsi su una mentalità globale, universale, apparentemente scientifica, tecnocratica, per professionisti della normalità…

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Alcune intuizioni del Vescovo Maggiolini di pochi anni fa che fanno ancora riflettere, tratte da:

Deriva della cultura e della civiltà italiane

(…)
Un primo aspetto che può essere notato è la caduta delle evidenze etiche. Si osservi: non si vuole soltanto rilevare il dissidio tra quanto si opera e quanto si pensa e si dice. Una tale incoerenza è costante nella vicenda umana. Salva almeno la salutare idea di peccato e la benedizione del rimorso. No. Ciò che caratterizza l’epoca contemporanea è la decisione di dichiarare lecito, di giustificare, di approvare, quasi di imporre e di esaltare il male non più considerato come male. Il secolo appena passato e quello che si annuncia sono forse tra i più celebrati per il progresso scientifico e tecnico raggiunto, e tra i più barbari: in camice bianco e guanti gialli. Milioni di torturati e di uccisi nei lager e nei gulag. Ma poi, innumerevoli vittime innocenti nel ventre delle madri; tendenza a sopprimere minorati fisici e psichici, anziani, ammalati terminali – e forse no -, a eliminare persone divenute improduttive; propensione a intervenire, a sperimentare, quasi a giocherellare con l’origine della vita, mentre si ha a che fare con soggetti umani. Si organizzano manifestazioni contro la pena di morte e il traffico delle armi – benissimo -, e si acclama l’aborto e la sperimentazione sugli embrioni o l´uso delle droghe come conquiste di civiltà. Tra l’indifferenza pressoché generale sembra che l’Unione europea si appresti a sostituire gli Stati Uniti nel cospicuo sovvenzionamento di una campagna antinatalistica, includente perfino l’aborto coatto in paesi in via di sviluppo. Per non parlare di altri crimini come lo sfruttamento dei poveri e di interi popoli che ci dovrebbero essere fratelli.

(…)
Un secondo sintomo della crisi culturale e civile che sta attraversando il nostro paese è quella che si potrebbe denominare come disaffezione alla socialità e quasi stanchezza della democrazia. È stato recentemente detto che l’Occidente sta vivendo un periodo di dopo la democrazia.
Deve pur avere un significato un fenomeno come l’astensionismo dal voto politico che si sta ampliando e rincrudendo a ogni elezione. Le ragioni possono essere disparatissime. Il crescere del numero di poveri i quali – rassegnati – non si affidano più alla rivoluzione né si illudono di influire sulle scelte e sulle decisioni che concernono la vita comunitaria. Il sovrastare di forze economiche e finanziarie che guidano occultamente ma imperiosamente la conduzione strategica del paese. (…) Il prevalere di un atteggiamento individualistico e possidente-consumistico tra la gente.
(…)
L’interrogatorio potrebbe continuare: condurrebbe alla constatazione per cui una democrazia esiste finché vi sono certezze filosofiche e valori morali condivisi all’origine e quali ragioni di metodo di conduzione della cosa pubblica. Diversamente, la democrazia diviene la tirannia del numero e – Dio non voglia – l’espressione di una potenza che soffoca la libertà. Si può giungere a tanto quasi insensibilmente. Si può giungere a desiderare e a invocare qualche forma di dittatura a motivo della libido adsentendi che corrisponde alla libido dominandi.

(…)
alla base del nostro pensare e del nostro vivere sta una flebile ricerca della verità, una certezza morale vacillante e un costume diffuso spesso vicino all´istintualità.