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IL RAGGIO VERDE

DI ROBERTO CORCHIA

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Tag: ragione

(ASCA) – Roma, 10 set – Le religioni, ”compreso evidentemente il cristianesimo”, hanno ”di per se’ non minori titoli che ogni altra realta’ o fenomeno sociale a influire sulla scena pubblica, compresa la dimensione propriamente politica”, pur essendo naturalmente tenute al ”rispetto delle regole della democrazia e dello stato di diritto o delle procedure attraverso le quali si formano e si esprimono le decisioni politiche”.

Di qui la condanna della tendenza a ”ridurre il ruolo pubblico delle religioni, talvolta fin quasi a sopprimerlo, e viene motivato sottolineando da una parte il carattere personale, spirituale e intimo, piuttosto che sociale e istituzionale, della religiosita’ autentica; privilegiando, d’altra parte, nella vita di una nazione, la sfera propriamente politica rispetto a quella del sociale”.

continua…

… "Per Galileo, Keplero, Newton, Cartesio, la creazione era un libro da studiare e su cui fare esperimenti… La stessa Summa di S. Tommaso è un manuale di logica mirante alla comprensione del Creato e del ruolo dell’uomo. Gli antichi greci furono vicini alla scienza ma non la ottennero mai producendo alla fine solo filosofie antiempiriche e speculative. Altre religioni non solo non presuppongono una creazione, ma neppure la capacità razionale di affrontare il mistero, non è per caso che la scienza vera nasce solo in Europa, molte civiltà si cimentarono nell’astrologia, ma solo in Europa questa diventa astronomia. Il cristianesimo non solo mise le basi per sviluppare le scienze ma anche per concepire la natura umana indispensabile perché le scienze fossero compatibili con le virtù cristiane da esercitare. 
Dal punto di vista umano il cristianesimo infatti enfatizza l’individualismo, difende, e ottiene, la libertà contro la schiavitù, i diritti umani, il merito nell’esercizio delle virtù, la responsabilità personale, l’unità di vita ecc. costruendo quelle virtù umane tipiche dell’uomo che perfezionerà il progresso". …

continua…

"Negli ultimi anni abbiamo subìto un’incessante serie di ‘lavaggi del cervello’, tentati e senza dubbio in gran parte riusciti, da parte di politici, storici e intellettuali vari, con libri, articoli e conferenze, sul fatto che le radici (culturali) d’Europa non sono cristiane (con poche apprezzabili confutazioni). E per fortuna, si sono preoccupati di affermare, le radici d’Europa non lo sono!, perché se lo fossero l’Europa sarebbe oggi per metà una specie di lugubre, tetra, povera e ignorante medioevale sacrestia popolata da baciapile, bigotti e codini, per l’altra metà sarebbe ridotta a un lager di ‘inquisizione modello spagnolo’ permanente… 
Bene immaginate ora, come in un romanzo, che un curioso si introducesse nella biblioteca dove si è ispirato lo scrittore del Nome della Rosa e vi trovasse manoscritti occultati da duecento anni che spiegano esattamente il contrario. Che cioè documentano che la stessa civiltà occidentale è stata creata grazie al cristianesimo, grazie alla logica del pensiero deduttivo da questo applicata per capire le verità di fede, grazie proprio alla fede nel potere della ragione orientato a continuo progredire dell’uomo e in tal modo la scienza stessa nasce nella convinzione che l’intelletto umano dovesse capire i segreti della Creazione. Sorpresa, anzi shock! Altri documenti trovati spiegano poi che se gli apostoli e seguaci di Gesù Cristo fossero rimasti una oscura setta ebraica noi europei leggeremmo si e no ancora su papiri scritti a mano e il mondo intero sarebbe popolato da astrologi e alchimisti, ma non da scienziati. Non ci meraviglieremmo poi del livello di vita dei paesi islamici o asiatici, perché staremmo peggio di loro, e forse saremmo noi a voler emigrare da loro. Invece, grazie a Dio il cristianesimo c’è stato ed ha trionfato. Oggi è così poco apprezzato ed amato, ma il mondo intero ne gode, senza saperlo o senza riconoscerlo". …
  
Ettore Gotti Tedeschi (dal quotidiano LIBERTA’)

Una ragione più ampia

Set 20
Senza categoria

(…) non critica negativa è dunque l’intenzione; si tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa. Perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell’uomo, vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza.

Benedetto XVI (Discorso di Ratisbona)