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IL RAGGIO VERDE

DI ROBERTO CORCHIA

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Tag: papa

Il Papa costretto a rinunciare alla visita alla Sapienza. Motivazione? Benedetto XVI è un Papa "conservatore e reazionario". E se fosse stato considerato  "progressista e democratico" sarebbe stato ben accetto? Ma chi è che decide a quale delle due categorie egli appartiene? Nel frattempo, c’è chi come l’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi parla di "un danno enorme nelle relazioni tra Stato e Chiesa".
Benedetto XVI è uno dei più raffinati uomini di cultura del nostro tempo. I docenti che gli hanno impedito di partecipare alla inaugurazione dell’anno accademico di quella Università che nel 1303 venne fondata  da Papa Bonifacio VIII, hanno avuto la spocchia di considerarsi eguali a lui. Egli però è anche il capo della Cristianità, cioè di tre quarti della cultura dell’Occidente di tutti i tempi, oltreché una grande autorità morale in tutto il mondo indipendentemente dalle credenze di ciascuno. Si può dissentire da lui, ma non si può impedirgli di esprimere, dalla Cattedra o da altra tribuna, il suo pensiero.
Il secolo XX si è chiuso con la sconfitta morale delle Sante Inquisizioni  della storia contemporanea, rappresentate, storicisticamente, dal fascismo, dal nazismo e dal comunismo, ciascuno dei quali  non solo ha ridotto al silenzio gli oppositori, ma li ha anche mandati a morte.
In periodi oscuri, chiunque voglia diffondere un raggio di luce è considerato un nemico. Chi ha vissuto i drammi  del ‘900 ricorda, a mo’ di lezione, le violenze comminate dagli studenti fascisti dell’Università di Firenze negli anni 1923-1924 a  Salvemini e Calamandrei a cui si impediva di tenere le loro lezioni .
Più vicino a noi le difficoltà che ha dovuto affrontare Renzo De Felice quando spiegava che bisognava rileggere la storia  recente del nostro Paese all’Università di Roma e i fischi che hanno accolto Luciano Lama alla Sapienza nel 1977 per aver voluto sottolineare che i lavoratori italiani  si volevano elevare dal terreno melmoso della violenza antagonista irrazionale e perniciosa.
Si è detto oggi per impedirgli di parlare che Benedetto XVI è un Papa "conservatore e reazionario". Se, allora, fosse considerato  "progressista e democratico" sarebbe ben accetto? Ma chi è che decide a quale delle due categorie egli appartiene?
Alcuni zelanti oppositori alla visita del Papa sono gli epigoni di una cultura, quella comunista, che è stata tra le più rovinose della storia. A questi soloni del Santo Uffizio laicista si affiancano giovani della goliardia e di altra oscura provenienza, ai quali l’unico consiglio che si può dare è di andare a studiare per impedire che l’Italia, che appartiene anche a loro, non precipiti ulteriormente tra le ultime nella classifica dell’acculturamento di quelli che escono dalle scuole.
Il furore ideologico combinato con  la violenza di ludi goliardici ha inferto un duro colpo alla immagine liberale del nostro Paese fin dai tempi in cui questa miscela esplosiva copriva atti terroristici. Ora, con la stessa miscela, si vorrebbe dire ai democratici, ai liberali e alle persone civili come si debbono comportare perchè le loro azioni siano politicamente corrette.
Quando si afferma che  non si può invitare il Papa all’Università per il rispetto che si deve ad ogni credo religioso, è facile rispondere che eguale rispetto non si può però negare a chi è testimone di una cultura universale su cui si è forgiata ogni generazione italica e che ha permeato la intera vita nostra e quella di coloro che dissentono da noi.
La libertà è confronto, contrasto, antitesi di opinioni  tutte rispettabili e protese alla ricerca di entità e di orizzonti di condivisibilità comune.
Ai contestatori odierni del Papa, che puzzano di totalitarismo, sono preferibili i docenti della Columbia University di New York che hanno invitato a tenere una lezione il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, nemico dichiarato, fanatico e viscerale degli Stati Uniti e negatore dell’Olocausto.

Costantino Belluscio, già Portavoce del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e deputato al Parlamento Italiano dal 1972 al 1987.
Tratto da: Confronto.it di mercoledì 16/1/2008 (http://www.confronto.it/index.php)

No aborto: non solo il Papa

Set 30
Senza categoria

Scriveva Pasolini nel ’75:
“Sono (…) traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché lo considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio.(…) Ne faccio e ne ho fatto una questione non morale, ma giuridica. La questione morale riguarda solo gli attori: è una questione tra chi abortisce, tra chi aiuta ad abortire, tra chi è d’accordo con l’abortire e la propria coscienza. Dove io non vorrei certo entrare. Ma nel pensare alla vita, e al suo ineludibile svolgersi pragmatico, ciò che conta è la ragione: che non può mai contraddirsi né venire a patti. Essa sancisce i principi, non i fatti, anche se non può partire che dai fatti”.
E ancora:
“Si può tranquillamente sorvolare su un caso di coscienza personale riguardante la decisione di fare o non fare venire al mondo qualcuno che ci vuole assolutamente venire (…)? Bisogna a tutti i costi creare il precedente incondizionato di un genocidio solo perché lo status quo lo impone?

Papa: altro che intolleranza!

Set 18
Senza categoria

Solo due giorni prima del discorso di Ratisbona (tanto dileggiato quanto poco letto), nell’omelia tenuta a Monaco il Papa aveva pronunciato le seguenti parole di assoluta apertura nei riguardi delle altre culture e religioni e di difesa della loro identità; parole che per motivi incomprensibili sono sfuggite ai più:

“Le popolazioni dell’Africa e dell’Asia ammirano, sì, le prestazioni tecniche dell?Occidente e la nostra scienza, ma si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da insegnare anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo!”


“Mi sta dinanzi, in particolare, la testimonianza del Papa Giovanni Paolo II. Egli lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro. Col Grande Giubileo essa si è introdotta nel nuovo millennio recando nelle mani il Vangelo, applicato al mondo attuale attraverso l’autorevole rilettura del Concilio Vaticano II. Giustamente il Papa Giovanni Paolo II ha indicato il Concilio quale ‘bussola’ con cui orientarsi nel vasto oceano del terzo millennio (…). Anche nel suo Testamento spirituale egli annotava: ‘Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito’ (…).
Anch’io, pertanto, nell’accingermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei Predecessori e in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa. (…) Col passare degli anni, i Documenti conciliari non hanno perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano anzi particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa e della presente società globalizzata”.

Dal messaggio del Pontefice al termine della Concelebrazione Eucaristica con i Cardinali (20/4/05)