Desiderio che prende e porta siamo. Mari di silenzio e di fragore. Ciò che risuona a volte, di notte. Alberi di navi che fendono il buio. Più in là. Altre metafore. Giungono dal Nord o dal Sud. Da oriente, da occidente. Velieri per nuove Indie. Da inventare. Bianchi cirri che veleggiano anch’essi, più leggeri.
Ori veneziani giunti chissà da dove. Lucidi specchi d’acqua dove si riflette un cielo chiaro e fresco. Più in là. Altro siamo. Ciò che non è già detto. Quel che si dirà, sfuggendo. In un frangente. Come spruzzi d’onda che sfuggono al mare, innamorati delle facciate delle case, nei paesi rivieraschi.
C’è svista e qualcosa si dice. C’è tempo e giunge il momento, non voluto. Approda la nave ad un porto e dà il suo carico. Per iniziare un altro viaggio. Ma non si tratta di pesi qui, di spezie, aromi piuttosto. Di superfluo. Significanti e nomi, Altro. Ciò di cui siamo fatti.

Da Racconti dalla Terra d’Otranto

Foto di Antonio Corchia