Questo sono. Desiderio inconcludente e sempre lontano, sempre altrove, come voce che non sai dove risuona. Gioia che si appaga in se stessa, senza alcun soggetto. Gioia pura delle parole quando mancano il punto – o piuttosto esso viene a mancare loro… Si alza una luce diversa e nuova, come musica. E’ Passione. E’ come se i fiori cantassero una sontuosa Missa – qui tollis peccata – Solemnis… A qualcuno si rivolge Beethoven, non all’insieme. Forse a Dio, a chi si fa assente per esistere. Ma ciò non può farlo chiunque.
L’essere sa perfettamente cosa vuole essere. E solo quello lo avvince. Tutto il resto è sostituzione, compromesso, sintomo – tutto ciò che non attiene a quella gioia imperfetta e unica che è avvenire… Frasi, giri infiniti come perversione singolare, sconvenienza estrema. Siamo peggiori di quel che si dà a vedere. Siamo migliori di quel che crediamo.

(by r.c.)