Vai ai contenuti

IL RAGGIO VERDE

DI ROBERTO CORCHIA

Archivio

Categoria: Viaggi


Una rete di vivi in rete. Questo bisogna costruire. Visto che in giro c’è solo rinuncia e zombismo. Morti, rinoceronti (con Ionesco), dinosauri, netscapes. Come chiamarli? Negano tutto. E… di menzogna si muore, diceva un grande psicanalista. Ciò che importa davvero non è questo. Ma solo dicendo senza reticenze verrà fuori. Dove sta l’amore? E il desiderio? Si è esaurito (in questo mondo di esauriti)? E i sogni? Almeno dirli, scriverli! Fate fogli di poesia, poeti, scriveva il mio amico poeta Antonio Verri. Sì, tentare di affermare, non farsi mettere la mordacchia dalle convenzioni e dalle proprie credenze nelle convenzioni. Un sogno mi innamora … great, high, bright.


Desiderio che prende e porta siamo. Mari di silenzio e di fragore. Ciò che risuona a volte, di notte. Alberi di navi che fendono il buio. Più in là. Altre metafore. Giungono dal Nord o dal Sud. Da oriente, da occidente. Velieri per nuove Indie. Da inventare. Bianchi cirri che veleggiano anch’essi, più leggeri.
Ori veneziani giunti chissà da dove. Lucidi specchi d’acqua dove si riflette un cielo chiaro e fresco. Più in là. Altro siamo. Ciò che non è già detto. Quel che si dirà, sfuggendo. In un frangente. Come spruzzi d’onda che sfuggono al mare, innamorati delle facciate delle case, nei paesi rivieraschi.
C’è svista e qualcosa si dice. C’è tempo e giunge il momento, non voluto. Approda la nave ad un porto e dà il suo carico. Per iniziare un altro viaggio. Ma non si tratta di pesi qui, di spezie, aromi piuttosto. Di superfluo. Significanti e nomi, Altro. Ciò di cui siamo fatti.

Da Racconti dalla Terra d’Otranto

Foto di Antonio Corchia


… L’oscurità è mite e la notte incomincia. Memoria. Delo fiorita d’Apollo. Memoria che non è ritorno al passato, ma impressione che mena ad un sogno che ci sogna già. Che si sta facendo nonostante noi. Che ci richiama al progetto. La nostra cifra. Le opere che saremo ci invitano, annunciandosi in quelle impressioni. Nelle fate e i cavalieri di ieri, nel disagio, e altrove. Bagliori, indici per una strada. Da fare.
Da Racconti dalla Terra d’Otranto


“Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità.
Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

Dall’omelia del cardinale Joseph Ratzinger per la Messa di apertura del Conclave


“Stando sulla soglia del terzo millennio «in medio Ecclesiae», desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato”.
Dal Testamento di Giovanni Paolo II


… “Seguimi! Nel luglio 1958 comincia per il giovane sacerdote Karol Wojtyla una nuova tappa nel cammino con il Signore e dietro il Signore. Karol si era recato come di solito con un gruppo di giovani appassionati di canoa al laghi Masuri per una vacanza da vivere insieme. Ma portava con sé una lettera che lo invitava a presentarsi al Primate di Polonia, Cardinale Wyszynski e poteva indovinare lo scopo dell’incontro: la sua nomina a Vescovo ausiliare di Cracovia. Lasciare l’insegnamento accademico, lasciare questa stimolante comunione con i giovani, lasciare il grande agone intellettuale per conoscere ed interpretare il mistero della creatura uomo, per rendere presente nel mondo di oggi l’interpretazione cristiana del nostro essere – tutto ciò doveva apparirgli come un perdere se stesso, perdere proprio quanto era divenuto l’identità umana di questo giovane sacerdote.
Seguimi – Karol Wojtyla accettò, sentendo nella chiamata della Chiesa la voce di Cristo. E si è poi reso conto di come è vera la parola del Signore: ‘Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà’ [Lc 17, 33]. Il nostro Papa – lo sappiamo tutti – non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all’ultimo momento, per Cristo e così anche per noi. Proprio in tal modo ha potuto sperimentare come tutto quanto aveva consegnato nelle mani del Signore è ritornato in modo nuovo: l’amore alla parola, alla poesia, alle lettere fu una parte essenziale della sua missione pastorale e ha dato nuova freschezza, nuova attualità, nuova attrazione all’annuncio del Vangelo, proprio anche quando esso è segno di contraddizione”. …
Dall’Omelia di Joseph Ratzinger

1980 – Giovanni Paolo II a Otranto (foto di Antonio Corchia)

Pittura
che sogno
di luce e colore
mediterraneo
disperatamente svista
in innumerevoli
opere felici
Entra