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IL RAGGIO VERDE

DI ROBERTO CORCHIA

Archivio

Categoria: Argomenti vari

Mentre la prima sera del ponte festivo di Ognissanti si consuma per tante persone in una passeggiata lungo il bastione sul mare, ancora leggo Blanchot agli amici nella Biblioteca di fronte al porto. C’è un’aria strana nella sala antica nei giorni festivi, quando spensieratezza e panini si gustano pochi metri più giù. Sarà forse perché la filosofia entra in rapporto con la vita degli uomini per contiguità. Sarà perché è toccante trattare qui e ora l’autore che si confronta con la morte e ci dice che ogni lettura è resurrezione.

Anche questa sera ho letto delle pagine d’autore a chi è venuto a trovarmi. Ora è notte, si fanno avanti alcuni pensieri. Stamattina sono stato in una casa di riposo a trovare delle persone, lì sembra che il tempo sia diverso rispetto a quello vissuto dai più (ma saranno davvero i più?). Lì succede anche a volte di parlarsi! E la vita mostra pochi orpelli…

Questa sera nella Biblioteca “A.Corchia” leggerò ancora, per me e gli altri che vorranno, quel che Blanchot ha scritto ne La Comunità Inconfessabile (seconda parte: La comunità degli amanti). Ci sarà silenzio per le strade della mia città e in biblioteca si sentirà solo il rumore del mare. Qualcuno forse passerà per il bastione sottostante alla sala, ascoltando la musica che viene dall’interno. La riflessione verterà su quell’alterità ineliminabile che abita ogni nostra parola vera, ogni vera esperienza d’amore, e che impedisce che le cose si comprendano per riconduzione all’identico.

Sono a Otranto, la mia città. Tra pochi minuti mi recherò nella Biblioteca che ha lasciato mio padre, nella casa sul mare, per leggere qualche pagina di Blanchot. Leggerò qualcosa da ‘La comunità inconfessabile’, in particolare quanto attiene a ‘La comunità degli amanti’. Leggerò a chi? E’ questo il punto. Le persone, così disponibili alle manifestazioni culturali, sono difficilmente interessate a capire dei brani di teoria, a capire veramente, intendo. Provare a pensare a partire da un testo è cosa rara, soprattutto se l’argomento ci riguarda da vicino. Blanchot scrive di immortalità, di immortalità della scrittura, di inoperosità, che è l’unica letteratura al di fuori di ogni banalizzazione e irregimentazione nell’onnipresente PROGETTO. …Vuoi vedere che alla fine, con tutti questi Progetti (scolastici, amministrativi, burocratici), siamo diventati solo più poveri spiritualmente?


Una rete di vivi in rete. Questo bisogna costruire. Visto che in giro c’è solo rinuncia e zombismo. Morti, rinoceronti (con Ionesco), dinosauri, netscapes. Come chiamarli? Negano tutto. E… di menzogna si muore, diceva un grande psicanalista. Ciò che importa davvero non è questo. Ma solo dicendo senza reticenze verrà fuori. Dove sta l’amore? E il desiderio? Si è esaurito (in questo mondo di esauriti)? E i sogni? Almeno dirli, scriverli! Fate fogli di poesia, poeti, scriveva il mio amico poeta Antonio Verri. Sì, tentare di affermare, non farsi mettere la mordacchia dalle convenzioni e dalle proprie credenze nelle convenzioni. Un sogno mi innamora … great, high, bright.


Una rete di vivi in rete. Questo bisogna costruire. Visto che in giro c’è solo rinuncia e zombismo. Morti, rinoceronti (con Ionesco), dinosauri, netscapes. Come chiamarli? Negano tutto. E… di menzogna si muore, diceva un grande psicanalista. Ciò che importa davvero non è questo. Ma solo dicendo senza reticenze verrà fuori. Dove sta l’amore? E il desiderio? Si è esaurito (in questo mondo di esauriti)? E i sogni? Almeno dirli, scriverli! Fate fogli di poesia, poeti, scriveva il mio amico poeta Antonio Verri. Sì, tentare di affermare, non farsi mettere la mordacchia dalle convenzioni e dalle proprie credenze nelle convenzioni. Un sogno mi innamora … great, high, bright.


Desiderio che prende e porta siamo. Mari di silenzio e di fragore. Ciò che risuona a volte, di notte. Alberi di navi che fendono il buio. Più in là. Altre metafore. Giungono dal Nord o dal Sud. Da oriente, da occidente. Velieri per nuove Indie. Da inventare. Bianchi cirri che veleggiano anch’essi, più leggeri.
Ori veneziani giunti chissà da dove. Lucidi specchi d’acqua dove si riflette un cielo chiaro e fresco. Più in là. Altro siamo. Ciò che non è già detto. Quel che si dirà, sfuggendo. In un frangente. Come spruzzi d’onda che sfuggono al mare, innamorati delle facciate delle case, nei paesi rivieraschi.
C’è svista e qualcosa si dice. C’è tempo e giunge il momento, non voluto. Approda la nave ad un porto e dà il suo carico. Per iniziare un altro viaggio. Ma non si tratta di pesi qui, di spezie, aromi piuttosto. Di superfluo. Significanti e nomi, Altro. Ciò di cui siamo fatti.

Da Racconti dalla Terra d’Otranto

Foto di Antonio Corchia