Nessun superuomo nel Sigfrido di Wagner, che non sia in senso estetico e dunque del sogno. Così gli accordi si susseguono, e i temi; aprendo la strada al tornare dei motivi. Sono le vicende dell’uomo, gli affetti irrisolti, i contrasti, le forze. E noi ci troviamo a vagare in noi stessi… E’ gloria del corpo che vive, e non lo sa. Né può saperlo. Abitare può farsi, quel corpo, da innumerevoli lettere, e abitarle a sua volta. Essendoci nell’unico modo possibile, un modo distante dall’essere se stesso – tanto vagheggiato. Nessuna coincidenza tra l’essere e sé, infatti. Il sogno lo dice, e non resta che quello… Soltanto sognarci sognati da queste parole (in cui incorriamo involontariamente) che ci sono già e aspettano noi per … sognarsi esse stesse vive.

(by r.c.)